https://www.comicus.it/marvelit/images/loghi_storie/Ironman_lg3.jpg

 

N° 59

                                                                                                           

IL PASSATO NON MUORE MAI

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Virginia Ann Potts, Pepper per gli amici, si sta rilassando al termine di una dura giornata di lavoro nella vasca idromassaggio dell’attico che da qualche tempo divide con Tony Stark quando una porta segreta si apre e ne esce Iron Man.

<<Ciao Pepper.>> la saluta.

            Passato un primo attimo di sorpresa Pepper lo apostrofa:

-Tony… una volta ogni tanto non potresti usare la porta come le persone normali?-

            L’armatura modulare si stacca dal suo corpo mentre Tony Stark risponde sorridendo:

-Mia cara… io non sono una persona normale, ormai dovresti saperlo.-

            Scende nella vasca idromassaggio e aggiunge:

-Ti dispiace se ti faccio compagnia?-

            Pepper gli butta le braccia al collo.

-Mi sei mancato da morire.- gli dice –Quando eri in Giappone era già abbastanza dura ma questa faccenda delle Sentinelle[1] mi ha messo davvero i brividi. Bisogna proprio dire che sai sempre come cacciarti nei guai.-

-Beh… sai… se non li cerco io, sono loro a trovarmi.-

-Non importa: ora sei qui e solo questo conta.

            Lo bacia con tutta la passione che ha e quando stacca le labbra lui commenta:

-Val la pena di andar via se il benvenuto al ritorno è questo.-

            Poi la attira a sé e la bacia a sua volta.

 

            La scena è molto simile ma stavolta il luogo è la tenuta della famiglia Stark a Southampton, Contea di Suffolk, penisola di Long Island e precisamente la piscina dove alla luce dei primi raggi lunari Rumiko Fujikawa sta nuotando nuda incurante degli eventuali sguardi dei domestici e coerente con il suo atteggiamento da ragazzaccia

            L’uomo che si avvicina al bordo della piscina è l’attuale proprietario della tenuta e assomiglia molto a Tony Stark. Non c’è da stupirsene, visto che è suo cugino Morgan. Si inginocchia vicino al bordo guardando la giovane giapponese che smette di nuotare e si appoggia al bordo.

-Morgan, cosa fai? Vieni giù anche tu.- gli dice.

-Mi piacerebbe…- risponde lui -… ma è quasi ora di cena e ho prenotato da Sardi’s.-

-Uff… è un ristorante per vecchi e poi…non so se ho voglia di farmi vedere in pubblico dopo quel che è capitato a Taiwan.-

-Ancora scossa?-

-Vorrei vedere te se tentassero di ucciderti e scoprissi poi che dietro a tutto c’era tua sorella in combutta col Mandarino.-[2]

            Morgan evita di parlare a Rumiko delle volte che lui si è fatto coinvolgere nei complotti del Conte Nefaria e di Mida contro suo cugino Tony: sono cose che preferirebbe dimenticare. Piuttosto le dice:

-A questo proposito ho deciso di prendere delle decise contromisure per la nostra protezione… ma ne parleremo domani in ufficio.-

-Giusto.- replica la ragazza e d’improvviso lo afferra per la cravatta.

            Sbilanciato Morgan cade nella piscina e dopo un attimo di smarrimento risale rapidamente in superficie.

            Rumiko lo guarda e scoppia a ridere.

-Come sei buffo.-

-Quest’abito mi è costato un patrimonio -protesta Morgan.

-Tanto ne hai un armadio pieno.- ribatte lei.

-Dovrei… dovrei sculacciarti.-

-Ed è questa la sola cosa che ti viene in mente di fare con me?-

            Gli cinge il collo con le braccia e lo bacia.

-Uhm… ripensandoci…- borbotta lui -… qualcosa ci sarebbe.-

            Mentre lo bacia ancora Rumiko pensa che è così facile tenerlo a bada.

 

            Il luogo è una costosissima clinica privata dove in una stanza riservata e sorvegliatissima una ragazza dell’apparente età di 18 anni giace in coma mentre i suoi segni vitali sono costantemente monitorati ed una flebo le fornisce il nutrimento necessario.

            Il suo nome è Sasha Hammer ed il suo stato attuale è il risultato di uno scontro con il supereroe in armatura noto come War Machine in cui i poteri di cui è stata dotata le si sono rivoltati contro causandole un danno neurologico di cui ancora non si conosce la portata.

            Improvvisamente nella stanza vuota appare una figura vestita con un’ampia tunica verde nello stile degli antichi dignitari dell’Impero Cinese. Nulla di strano, visto che si fa chiamare il Mandarino.

            Si avvicina al letto e scruta la ragazza per poi dire:

-Ah, figlia… sei stata una delusione per me. Avevo grandi speranze per te ma tu… tu hai sprecato tutto. Troppo giovane ed impulsiva, forse. Non ne avevo tenuto debito conto ma non rifarò lo stesso errore. Sarebbe facile infonderti il mio potere e riparare i danni inflitti al tuo fisico ma chi delude il Mandarino deve sempre pagarne il prezzo.-

            Così com’è arrivato il Mandarino scompare senza che nulla nella stanza testimoni che è mai stato lì.

 

 

2.

 

 

            L’uomo siede vicino alla finestra e riflette su quanto poco abbia avuto dalla vita e ora che ha pagato il suo debito verso la società non può non chiedersi cosa gli resta da fare.

In quel momento una figura con un costume bianco che lo copre interamente passa attraverso il muro davanti a lui.

-Buongiorno Dottor Birch.- gli si rivolge mentre lui sussulta sulla sedia.

-Chi… chi è lei?- esclama l’uomo chiamato Birch.

-Può chiamarmi una specie di discepolo, se vuole: ho ripreso da dove lei ha dovuto interrompersi. Mi chiamano lo Spettro e le offro un’opportunità di vendicarsi di un nemico comune: Iron Man… per tacere del suo datore di lavoro, Tony Stark.-

            Birch riflette prima di rispondere:

-Mi dica di più.-

 

            Jim Rhodes è nel suo ufficio di presidente del gruppo REvolution e sta esaminando gli affari del giorno quando il suo cellulare squilla. Quando vede il nome sul display non può non chiedersi che guai lo aspettano.

<<Ciao Rhodey.>> dice la familiare voce di Parnell Jacobs <<Com’è andato il viaggio di nozze?>>

-Uh… bene…  Parnell… - risponde lui -… mi farebbe molto piacere pensare che la tua sia una chiamata di cortesia, ma ho la sgradevole sensazione che non sia così. Ti sei ficcato di nuovo in qualche guaio?-

<<No, Tony, non sono più in certi giri, lo sai, e ho anche chiuso con l’attività di supereroe a pagamento. Sono più che contento della mia attività di pilota turistico in Alaska. No… si tratta di Glenda.>>

            Rhodey si fa improvvisamente più attento.

-Che le è successo?- chiede.

<<È quello che vorrei sapere anch’io. Ha accettato di unirsi ad un team di medici in soccorso umanitario in Rudyarda ma ieri l’ospedale da campo in cui lavorava è stato assalito da una non ben identificata fazione di ribelli e di lei e di un altro paio di medici e infermieri non si sa nulla.>>

-Ho sentito la notizia al TG ma non hanno fatto nomi, non sapevo che ci fosse di mezzo Glenda.-

<<Voglio ritrovarla ma non posso andare lì alla cieca. L’operazione umanitaria era coordinata dalla Fondazione Stark. Puoi aiutarmi a parlare con loro?>>

-La responsabile della sezione Diritti Umani è una mia vecchia amica. Parlerò con lei. Tu tra quanto puoi essere qui?-

<<Sono già qui, sto per prendere un taxi al La Guardia.>>[3]

            Doveva aspettarselo: Parnell Jacobs è un uomo d’azione esattamente come lui.

-Troviamoci alla Stark Tower tra mezz’ora.- si limita a rispondere.

            Con un’auto o un mezzo pubblico ci metterebbe troppo ma per fortuna lui ha un sistema alternativo.

Pochi istanti dopo War Machine vola verso il centro di Manhattan.

 

Quando apre la porta della sua suite di uno dei più lussuosi hotel di Hong Kong Kenzo Fujikawa si trova di fronte una donna molto attraente, un’anglosassone alta, slanciata dai capelli biondo-rossicci che indossa una tuta attillata di quelle che negli anni 60 vennero chiamate emmapeeler, dal nome della protagonista di una popolare serie televisiva britannica.

-Oh… miss McCall…- le si rivolge in perfetto inglese -Come sempre è un piacere rivederla.-

-E per me rivedere lei, Fujikawa-san.- risponde in un giapponese altrettanto perfetto Meredith McCall –Suo padre mi ha mandato qui per… assisterla nel trasporto di un certo reperto.-

-Oh… sì certo.-

            Fujikawa le fa strada sin dentro la suite e dopo aver chiuso la porta apre la cassaforte a muro estraendone una scatola che poi apre mostrando…

-Il guanto di Cybermancer. Ho pensato che fosse un delitto lasciarlo alla polizia di Hong Kong quando i tecnici della Stark-Fujikawa potrebbero ricavarne dati interessanti.-

-Anche suo padre la pensa così.- commenta Meredith.

-E lei no, invece? Mi pare di capirlo dal suo tono di voce.-

-Io penso che questo guanto è stato in qualche modo corresponsabile della corruzione di una donna in gamba e che dovrebbe essere distrutto… ma suo padre mi ha chiesto di occuparmi del suo trasporto nei laboratori di New York ed è quel che farò.-

-È… insolito per mio padre affidare un compito così delicato ad una donna. Lui… beh è molto all’antica su certi argomenti, diciamo. Lei deve averlo molto impressionato… e vedendola capisco bene il perché.-

            Meredith sorride al complimento. Forse un tentativo di approccio? Fujikawa continua:

-Potremmo approfondire l’argomento a cena, se mi permette di averla mia ospite e… com’è che dite voi americani? Posso chiamarla Meredith?-

            Si decisamente è un approccio… ma in fondo perché no? Dopotutto dopo il volo da Tokio ha un certo appetito. Perché non accettare?

 

-D’accordo.- risponde –Puoi chiamarmi Meredith se mi permetti di chiamarti Ken.-

            La risposta è una risatina imbarazzata.

 

3.

 

 

            Le due donne sedute al tavolino di uno Starbuck[4] nel centro di Manhattan non potrebbero sembrare più diverse: una è alta, slanciata, ha lunghi capelli rossi ed occhi verdi e indossa un completo da motociclista in pelle nera ed una camicetta bianca con i primi tre bottoni slacciati. Un occhio attento noterebbe il leggero rigonfiamento sotto il giubbotto e capirebbe che indossa anche una fondina ascellare. L’altra donna ha lunghi capelli neri, un fisico più minuto anche se con tutte le curve al punto giusto. Non occorre un esperto per capire che ha ascendenze asiatiche, i lineamenti finemente cesellati del viso, i begli occhi neri dal taglio a mandorla e la sfumatura di colore della pelle sono segni inequivocabili. Indossa una camicetta color pesca ed una corta gonna blu. Pochi indovinerebbero che nella borsetta ha una pistola Beretta M9 con cartucce 9x19 Parabellum. Due donne pericolose, ma ancor di più due amiche.

-Allora… mi aiuterai Beth?- chiede Ling McPherson.

-Come potrei dirti di no, Ling?-risponde Bethany Cabe –Siamo amiche da tanto tempo e poi… qui si tratta di proteggere il figlio di Tony Stark. Non posso dire che quel ragazzo mi stia molto simpatico ma… è il figlio di Tony appunto e questo per me è sufficiente.-

-Beh… ho imparato a conoscerlo da quando lavora con me e non è poi così male.-

-Ehi… non ti sarai mica presa una cotta per lui? Cos’è ha anche lui il famoso fascino degli Stark? Forse sei solo stata in astinenza troppo a lungo.-

-BETH!-

            Mentre le due donne chiacchierano un motociclista si è fermato davanti alla vetrina del locale ed ora impugna una mitraglietta.

-Giù!- urla Beth non appena se ne accorge. Fa appena a tempo a buttarsi a terra assieme a Ling che una raffica si infrange contro il muro alle loro spalle

            Beth impugna la sua pistola e spara rapidamente contro il motociclista che si allontana di corsa.

            Rialzandosi Beth si rivolge all’amica:

-Ling… sei davvero sicura che fosse il Corvo il bersaglio dell’attentato dell’altro giorno?-

 

            Negli uffici della Fondazione Stark Jim Rhodes ascolta un’altra volta la storia di Parnell Jacobs mentre lui la racconta alla dirigente della sezione Diritti Umani Rebecca Bergier.

-Sì, mi ricordo della dottoressa Sandoval.- dice quest’ultima al termine del racconto -Parlammo della sua partecipazione a programma di soccorso medico in Rudyarda al party del tuo matrimonio, Rhodey, ma poi non ho più seguito la cosa a causa del mio… uh… incidente.-

            Rhodey sa che Rebecca si riferisce al suo tentativo di suicidio dopo aver scoperto che la sua amante India Queen era in realtà la perfida seduttrice professionista Indries Moomji, inviata da un nemico di Tony per sabotare la Fondazione. Quando Rebecca s è imbottita di pillole lui e Rae erano in viaggio di nozze e Rhodey si dispiace di non aver saputo ed esserle stato vicino. Loro due sono amici da anni. Lui fu il primo a cui lei confessò di essere lesbica e lui, di converso, le rivelò di essere War Machine. Lo sguardo di Rebecca sembra dirgli: non ha importanza, ma non è sufficiente.

-Da quando è caduto il regime di apartheid… - continua a spiegare Rebecca -… in Rudyarda è un tutti contro tutti: bianchi contro neri, etnia nera contro etnia nera, cristiani contro musulmani e via dicendo. Nominate un qualunque gruppo ed avrà la sua milizia armata che combatte tutte le altre. In queste condizioni non si può contare sul governo centrale, che controlla a malapena la zona della capitale. Bisognerebbe organizzare una spedizione di soccorso privata.-

-Potrebbero bastare due soli uomini.- dice Rhodey –Sempre che fossero entrambi un esercito ambulante.-

-Se stai pensando quello che credo…- interviene Parnell -... è ovvio che ci sto. Ci sarei andato da solo pur di non lasciare Glenda nelle mani di quei pazzi.-

-Io non voglio sapere niente.- aggiunge Rebecca –Fate quel che dovete fare e tornate vivi assieme alla dottoressa Sandoval. Mi basta questo.-

            Si salutano ma Rhodey esita.

-Rebecca…- si decide infine a dire -… tutto bene?-

-Sì, stai tranquillo Rhodey.- risponde lei -Certe ferite dell’anima non rimarginano facilmente ma non riproverò a suicidarmi, puoi contarci. Sto anche seguendo una terapia di gruppo. Qualcosa di simile agli Alcolisti Anonimi.-

-Bene… ricorda che se ne avessi bisogno puoi chiamarmi quando vuoi.-

-E lo farò… se servirà.-

            Si salutano e Rhodey spera che davvero sia tutto a posto per Rebecca ma adesso non può pensarci: ha un’altra amica da salvare.

 

             Nel laboratorio privato del suo attico alla Stark Tower Tony Stark sta esaminando alcune simulazioni al computer.

-Sì, così può andar bene.- borbotta tra sé e sé.

            In quel momento entra Pepper Potts portando un vassoio.

-Un po’ di caffè e qualcosa da mettere sotto i denti.- dice –Sei qui da un bel po’ di tempo, ti ci vuole un break.-

-Grazie Pep… pensi proprio a tutto.-

-Beh… uno di noi deve pur farlo.- la giovane donna dà un’occhiata alla simulazione in 3D e commenta –Un’altra miglioria all’armatura? Non ti bastava averla ridisegnata di recente?-

-Le mie recenti esperienze in Giappone mi hanno spinto a fare dei ritocchi al sistema stealth e ad inserire un backup del sistema operativo che si attivi automaticamente in caso di avaria di quello principale.-

-Ah non ne capisco molto di queste cose… ma una cosa la so: Andy vorrebbe che il suo papà lo aiutasse a fare i compiti e mentre l’armatura può aspettare, lui no.-

            Tony abbozza un sorriso.

-Ok… so quando hai ragione: ho voluto io adottare Andy, quindi devo prendermi le mie responsabilità di genitore.-

            Ha appena finito di parlare che nella stanza risuona un allarme.

-C’è un intruso alla REvolution.- esclama Tony mentre la sua armatura si ricompone attorno a lui –Temo che i compiti di Andy dovranno aspettare… devo rispondere a questa emergenza. Tornerò appena posso.>>

            Peggio che essere sposata ad un poliziotto o un pompiere, pensa Pepper mentre la figura di Iron Man scompare dentro un passaggio che porta all’esterno.

 

 

4.

 

 

            Tra le cose che si possono dire di Mike O’Brien c’è sicuramente il fatto che è un tipo tenace. Diciamo pure che è un vero mastino e non molla una mai una pista. Nel caso specifico sta cercando notizie su una donna di nome Indries Moomji a cui non è disposto a perdonare il male fatto a Rebecca Bergier. Oggi, finalmente, ha un indizio su dove trovarla.

            L’uomo davanti a lui è un nero ben piazzato e si chiama Derek Freeman, direttore della sede locale del F.B.S.A. e gli sta dicendo che Indries…

-… è stata avvistata in India e precisamente nello Stato del Bengala Occidentale.-

-Qualche idea sul perché sia lì?- chiede Mike.

-Nessuna. Il mio amico dello S.H.I.E.L.D. che mi ha passato l’informazione non ne sapeva molto di più. Magari è solo in vacanza. Anche le spie internazionali sentono il bisogno di rilassarsi ogni tanto.-

-Può darsi ma…-

-Ascolta O’Brien…noi non abbiamo nulla contro di lei. Ha usato un nome falso, su questo non ci piove, ma non ci sono prove dirette che lei abbia sabotato i computer della Fondazione Stark e l’India o qualunque altro paese non ci concederà mai l’estradizione. Rassegnati: non puoi toccarla finché non deciderà di tornare negli Stati Uniti.

-Questo è da vedersi.- borbotta Mike –Questo è da vedersi.-

 

            Atterrare direttamente in Rudyarda è del tutto fuori questione nella sua situazione attuale e sia Jim Rhodes che Parnell Jacobs se ne rendono ben conto ecco perché hanno scelto l’aeroporto della vicina nazione di Azania per il loro arrivo.

            Mentre il loro aereo sta completando le procedure d’atterraggio la mente di Rhodey torna indietro con la mente a poche ore prima, quando si preparava a partire ed aveva spiegato la situazione a sua moglie Rae.

-Capisco che devi andare e non tenterò di farti cambiare idea.- gli aveva detto lei –So che quella Glenda è importante per te. Siete stati innamorati, vero?-

-E tu come fai a saperlo?- aveva chiesto lui.

-Non sono una stupida. Mi è bastato vedere come vi guardavate certe volte. So bene che certe cose non si dimenticano mai.-

-In effetti è stata la prima donna che ho baciato e con cui ho fatto l’amore… poi mi sono arruolato nei Marines e quando ci siamo rivisti…lei era venuta a trovarmi in ospedale… le ho presentato Parnell ed il resto puoi immaginarlo da sola.-

-Sì che posso e capisco l’importanza di certi legami. Trovala Rhodey… trovala e riportala a casa viva.-

-Sei una gran donna, lo sai?-

-Certo che lo so… non ti ho forse sposato?-

            La voce di Parnell lo scuote dal suo sogno ad occhi aperti.

-Siamo arrivati. Sbrighiamoci a recuperare i bagagli. Sono impaziente di cominciare.-

-Anch’io, amico.- è la risposta di Jim Rhodes.

            Anche Azania, come la Rudyarda, aveva avuto un regime di supremazia bianca ma lì le cose sono mutate grazie al negoziato senza quasi spargimenti di sangue, un evento raro in quel continente tormentato che è l’Africa.

-Ho preso contatto con una mia vecchia conoscenza dei tempi in cui ero un mercenario.- spiega Parnell –Lui sa come muoversi in Rudyarda: ha rifornito d’armi diverse fazioni senza farsi troppi scrupoli e conosce un sacco di gente. Ci aiuterà a scoprire chi tiene prigioniera Glenda.-

-Beh… speriamo che sappia davvero il fatto suo o…-

            Rhodey si interrompe di colpo riconoscendo l’uomo dai capelli rossi vestito con una sahariana e pantaloni corti che viene verso di loro sorridendo.

-Parnell… tenente… te l’avevo detto che avremmo finito col rivederci prima o poi.- esclama Patrick McKenna, ex Marine, ex mercenario contrabbandiere e avventuriero a tempo pieno.

-Io ne avrei fatto volentieri a meno dopo l’ultima volta.-[5] ribatte Rhodey –Non combinarmi altri guai stavolta.-

-Al contrario… vi aiuterò a scansarli… e poi, se non sbaglio, siete ben equipaggiati in caso di guai seri.-

            Un’allusione al fatto che sa che lui è War Machine, pensa Rhodey, ma conosce anche il segreto di Parnell? Teme che lo saprà anche troppo presto.

 

            Il volo sino a Clason Point nel Bronx è stato rapidissimo ma quando Iron Man arriva agli impianti della REvolution non sembra esserci nulla di strano… a parte, ovviamente, i dipendenti radunati nel cortile.

            Il Vendicatore Dorato atterra davanti alla responsabile del personale (altrimenti detta Vice Presidente Risorse Umane) Bambi Arborgast.

<<Che sta succedendo?>> chiede.

-Sono saltati gli impianti elettrici.- spiega la donna -Temevamo un incendio.

            Come a sottolineare le parole di Mrs. A si ode un’esplosione provenire dai capannoni.

 

 

5.

 

 

            Solo poche persone sono autorizzate ad entrare senza preavviso in questi laboratori del complesso industriale Stark-Fujikawa ed uno di questi è il presidente della società Morgan Stark, in questo caso accompagnato dalla Vice Presidente Esecutiva Rumiko Fujikawa.

            La Vice Presidente Scienza e Tecnologia Sunset Bain e la sua assistente, il cui nome sull’elenco dei dipendenti è Emerald Friday, li guardano con curiosità.

-Non sono disposto ad aspettare più a lungo.- dice Morgan in tono duro –Voglio Steel Warrior di nuovo pienamente operativo entro questa settimana.-

            Indica un’armatura molto simile a quella di Iron Man ma di color blu cobalto.

-E lo avrai Morgan.- lo rassicura Sunset -Te lo assicuro.-

-Me lo auguro.- ribadisce Morgan –Io e Rumiko abbiamo rischiato di essere uccisi a Taiwan. Questo mi ha fatto capire l’assoluta necessità di avere al più presto una guardia del corpo ed un simbolo societario di tipo superumano.-

-Capisco le tue preoccupazioni e ti garantisco che sono anche le mie.  Per questo ho assunto un esperto come il dottor Ralph Roberts.-

            Si fa avanti un uomo dai capelli castani che stringe la mano di Morgan e Rumiko.

-Credo che abbiamo risolto tutti i problemi della prima versione dell’armatura.- spiega questi.

            Ha un sorriso aperto e modi gentili e poi è anche bello, pensa Rumiko. Morgan da parte sua borbotta:

-Bene… se è così sono soddisfatto.-

-Il dottor Roberts potrà spiegarvi meglio di me le modifiche.- interviene Sunset –Suggerisco che vi prendiate una pausa e ne discutiate davanti ad una tazza di caffè.-

-Ottima idea.- approva Rumiko.

            I tre sono appena usciti chiudendosi la porta alle spalle che Emerald Friday riprende le sue vere sembianze di Ruby Thursday con l’inquietante sfera color rubino che ha al posto della testa mentre da una stanza vicina esce un uomo che chiede:

-Sicura che non sospetti niente?-

-Chi, Morgan?- ribatte Sunset -Di lui sono sicurissima. Sarei più preoccupata per Rumiko Fujikawa ma basterà tenerla lontana da qui. E poi… che c’è da scoprire? Morgan avrà il suo Steel Warrior e noi il nostro.-

-Io non voglio solo quello.- ribatte l’uomo: voglio anche vendetta su quel ladro di Tony Stark.-

Avrai anche quella, amico mio, avrai anche quella.-

 

            Howard Finch Sr. si sente a disagio e non fa nulla per nasconderlo.

-Un altro po’ di brandy?- gli chiede il suo anfitrione.

-No grazie.- ribatte Finch –In questi giorni temo di stare bevendo troppo.-

-È solo nervoso per quello che sta per succedere. D’altra parte, io ho mantenuto la mia parte del patto: i suoi figli sono di nuovo con lei e così sua moglie. Ora lei, Mr. Finch, deve fare la sua parte.-

            Finch annuisce senza parlare.

-Non faccia quella faccia amico mio.- insiste l’altro –Dopo tutto il male che le ha fatto, non è contento di contribuire alla distruzione di Tony Stark?-

            E mentre sorseggia il suo brandy Tiberius Stone si concede un sorriso.

 

            Senza esitare Iron Man si dirige al capannone dov’è avvenuta l’esplosione, supera la porta divelta dallo scoppio ed entra.

Qui si testano vari prototipi, il posto adatto per un sabotaggio. Ma chi è il Sabotatore? Ancora una volta Spymaster da solo con la sua Élite dello Spionaggio? Oppure è l’ipotesi che più teme, quella del più temibile e inafferrabile sabotatore di tecnologia che conosce?

            Coglie un movimento nell’ombra e vola in quella direzione. Vede un mantello che svolazza in aria. Dunque aveva ragione: lo Spettro è tornato in azione.

            Riesce ad afferrarlo per il mantello fermandone la fuga prima che possa rendersi immateriale.

<<Bene, Spettro… ora io te faremo due chiacchiere su…>> si interrompe di colpo quando si rende conto che il suo avversario veste una pesante tunica scura ed un cappuccio in stile passamontagna che gli lascia scoperti gli occhi e la memoria gli riporta alla mente un nome <<Tu non sei lo Spettro sei…>>

            Una figura interamente vestita di bianco appare improvvisamente alle sue spalle e le sue mani attraversano l’armatura sconvolgendone i circuiti elettronici.

-No, non è lo Spettro…- proclama ridendo il supercriminale che porta quel nome -… è il Fantasma, non è ironico?-

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Poche cose da dire su questo episodio:

1)     Donald Birch era il capo ingegnere delle Industrie Stark che non si sentiva adeguatamente considerato dal suo capo e così assunse l’identità mascherata del Fantasma e cominciò a sabotare gli impianti delle Industrie Stark finché Iron Man non riuscì a batterlo e consegnarlo alla giustizia. Il tutto avvenne su Tales of Suspense #63 nel lontano 1965. Il Supercriminale che si fa chiamare lo Spettro ne è stato in un certo senso il suo erede spirituale. Di entrambi torneremo a parlare nel prossimo episodio.

2)     Le nazioni africane di Rudyarda e Azania sono ovviamente inventate e soprattutto la prima sarà usata come metafora dei vari conflitti africani presenti e passati.

Nel prossimo episodio: Iron Man contro il Fantasma e lo Spettro coalizzati contro di lui; War Machine e Warwear nell’inferno delle guerre africane, il fato di Glenda Sandoval e un po’ di varie sottotrame. Vi consigliamo, del tutto disinteressatamente di non mancare. -_^

 

 

Carlo



[1] Dettagliata su Vendicatori #89/90 e Vendicatori Segreti #20

[2] Un riassunto molto succinto di quanto è avvenuto negli ultimi tre episodi.

[3] Uno degli aeroporti di New York.

[4] Nota catena di caffetterie

[5] Nell’episodio 39.